L’esperienza degli ultimi giorni dovrebbe insegnare qualcosa a molte aziende ed enti governativi: non gestire il cambiamento informatico può costare molto caro. A caro prezzo, infatti, molti grandi clienti di Microsoft hanno deciso di stipulare onerosi contratti per seguitare a supportare dopo la scadenza di aprile (solo a livello di sicurezza) il vecchio sistema operativo per avere un ulteriore margine ed organizzare una migrazione di massa. Il problema è piuttosto esteso, perché ancora oggi, l’anziano XP vale il 25% del parco installato complessivo di PC con Windows a livello mondiale.
Ma se si analizzano le percentuali di utilizzo a livello corporate, queste quote salgono vertiginosamente. Insomma, si può dire che moltissime aziende hanno deciso negli ultimi anni di non aggiornare il proprio parco client, differendo continuamente la decisione.
Come può spiegarsi un insuccesso simile dei successori di XP a livello aziendale?
Le ragioni del mancato aggiornamento a Windows 7 e poi sopo anche alla versione 8 non sono da ricercarsi necessariamente in uno scarso apprezzamento delle ultime versioni di Windows oppure per una cronica incapacità di adattarsi alla vita aziendale. Anzi, sia la versione 7 che la versione 8, se calate in realtà di grandi dimensioni, dimostano di essere largamente più efficienti e gestibili delle versioni precedenti di XP. Il problema va semmai ricercato nella difficoltà incontrata dalle aziende nel pianificare una migrazione di massa dell’esteso parco client.
Quando uscì Windows Vista, Microsoft previde la possibilità di aggiornare direttamente Windows XP senza dover reinstallare di nuovo tutte le applicazioni né migrare file personali o quant’altro nel PC. Il processo, ad onor del vero, era piuttosto semplice ed effettivamente funzionava davvero, rendendo a tutti gli effetti piuttosto semplice immaginare che presto il nuovo sistema sarebbe stato distribuito su tutti i client aziendali. Ciò che non funzionava era proprio Windows Vista: lento, farraginoso, inefficiente e spesso instabile, appena installato creava un tale livello di frustrazione nell’utente da fargli desiderare immediatamente di tornare indietro alla vecchia versione. Inoltre emersero problematiche di compatibilità non trascurabili con le vecchie applicazioni che resero di fatto impossibile ogni operazioni di migrazione in automatico su larga scala, se non a costo di dover ritestare tutto il parco applicazioni in uso nell’azienda. Non furono neanche marginali le difficoltà incontate nel reperimento di driver funzionanti per le vecchie periferiche, ostacolando l’installazione del nuovo sistema su PC non più supportati dai propri produttori.
Il gigantesco passo falso di Microsoft con il rilascio di Windows Vista, a mio parere, è stato malamente affrontato anche con l’uscita di poco successiva di Windows 7. Quest’ultima release, a differenza della precedente, funzionava bene e di fatto correggeva tutto quanto era andato storto con il rilascio di Windows Vista. Anche sui problemi di compatibilità delle vecchie versioni dei software erano stati compiuti giganteschi passi in avanti: con il rilascio di una versione “embedded” di Windows XP che poteva girare in modo virtuale sotto Windows 7 per consentire ai vecchi applicativi di trovare un ambiente “confortevole” per le proprie esigenze, tutte le problematiche sofferte precedentemente sembravano del tutto risolte. A ciò va aggiunto anche un altro fattore: il progresso delle tecniche di virtualizzazione applicativa (quindi non di tutto il sistema operativo ma solo di una applicazione che viene “isolata” e resa autonoma di operare indipendentemente dall’ambiente operativo sottostante) ha progressivamente mitigato tutte le resistenze in questo settore, rendendo più fattibile la pianificazione di una migrazione su larga scala.
Perché le aziende non hanno migrato da Windows XP a Windows 7?
A mio avviso, esiste una sola spiegazione: l’impossibilità di poter aggiornare il proprio parco client direttamente e senza dover necessariamente reinstallare tutte le applicazioni ha frenato notevolmente ogni progetto. Per una scelta difficilmente comprensibile, considerando anche il passo falso compiuto con Windows Vista, Microsoft ha deciso che la migrazione “in place” da Windows XP a Windows 7 non era supportata. Tecnicamente le giustificazioni addotte ritengo siano molto deboli. Contava, secondo me, molto di più l’atteggiamento orgoglioso di Microsoft che mai avrebbe potuto ammettere con la propria clientela di aver fallito con il rilascio di Vista. Il danno di immagine procurato, inoltre, con le pessime esperienze dovute all’aggiornamento da XP a Vista ha contribuito a creare nel mondo aziendale una reputazione inossidabile per il vecchio sistema operativo ed una gigantesca diffidenza nei confronti dei suoi successori. I reparti IT delle aziende, poi, dovendo affrontare e pianificare progetti piuttosto costosi di rinnovamento della versione di WIndows, non hanno avuto vita facile nel cercare di giustificare le proprie esigenze di budget nei confronti del management per sradicare il vecchio ma efficiente sistema operativo dai PC aziendali.
La coesistenza fra Windows 7 e Windows XP
Ciò che è accaduto realmente nelle aziende di grandi e medie dimensioni con un ragguardevole parco installato di PC Windows è quello di aver affrontato l’adozione del nuovo Windows 7 solamente sui nuovi PC acquistati, rimandando di continuo l’aggiornamento dei vecchi. L’appeal potenziale rappresentato dall’impossibilità di installare le nuove versioni di Explorer, oppure delle ultime versioni di Office, non ha rappresentato un deterrente sufficiente per invogliare i grandi clienti ad abbandonare le vecchie soluzioni. Microsoft, inoltre, con la sua politica di supporto prolungato delle vecchie versioni, di fatto, pur svolgendo un servizio “leale” nei confronti dei suoi clienti, ha finito inevitabilmente per danneggiare la sua stessa innovazione.
Complice la crisi e la diffusione sempre più massiccia dei dispositivi mobili, negli ultimi anni le aziende hanno notevolmente rallentato l’acquisto di nuovi PC. Anche perché spesso i vecchi sono ancora perfettamente in grado di svolgere tutte le manzioni richieste da un utente medio aziendale.
Un altro passo falso: l’interfaccia di Windows 8
A mio avviso, poi, negli ultimi due anni, anche Windows 8 nelle aziende ha creato un nuovo effetto “Vista” con l’introduzione delle nuova interfaccia Modern nelle aziende, universalmete giudicata poco efficiente o peggio del tutto inadatta per i sistemi business. Le correzioni apportate con la versione 8.1, come ho avuto già modo di affermare altrove, vanno nella giusta direzione. Ma la resistenza degli utenti è davvero alta al cambiamento nelle aziende?
La resistenza al cambiamento
A differenza di quanto si possa pensare, l’utente di un PC del 2014 è molto meno resistente al cambiamento di quanto si possa pensare. Moltissime persone usano quotidianamente tablet e smartphone dotati di sistemi operativi del tutto differenti da quelli a cui erano abituati. L’utilizzo massiccio di Android (ormai il sistema operativo di gran lunga più usato al mondo) o di iOs hanno insegnato all’utenza media (che rappresenta la maggioranza degli utenti aziendali) che adottare una nuova interfaccia grafica o un nuovo sistema informatico non è la fine del mondo: anzi, il giusto carico di innovazioni può rendere l’utilizzo quotidiano delle periferiche informatiche più piacevole e produttivo. Su questo fronte, la Apple deve forse quasi tutto il suo successo: ha saputo dimostrare che adottando soluzioni e approcci diversi, era possibile migliorare nettamente l’esperienza utente.
Il nuovo Windows, quindi, tolto l’impatto iniziale di disorientamento, potrebbe essere “digerito” dagli utenti molto più facilmente di quanto si possa sperare, soprattutto perché le nuove “app” utilizzano un linguaggio visivo e logico simile a quelle comunemente e quotidianamente utilizzate sui dispositivi mobili.
Il vecchio desktop poi è ancora lì e tutto sommato funziona ancora perfettamente e in modo sorprendentemente più veloce anche del vecchio Windows 7.
E’ tempo di migrare..
In conclusione, quindi, è tempo di affrontare anche la migrazione dei client basati su Windows 7. Rispetto al passato, infatti, le richieste in termini di risorse hardware sono molto simili al vecchio ambiente e anzi, spesso, a parità di configurazione Windows 8 appare anche più reattivo del vecchio Windows.
Prima che scada del tutto il supporto anche per Windows 7 e fintanto che la migrazione a Windows 8 sarà possibile “in place”, è arrivato il momento di aggiornare. I tempi sono duri da affrontare economicamente e le aziende, le pubbliche amministrazioni e in generale tutte le grandi strutture corporate, devono a differenza del passato essere più previdenti rispetto alle politiche di aggiornamento informatico. Non farlo, paradossalmente, potrebbe costare tantissimo nell’immediato futuro. Con queste premesse, gli utenti capiranno.

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Esperto di sistemi operativi e soluzioni Microsoft per le aziende, ma anche appassionato di viaggi, automobili e di politica internazionale. Mi occupo di Information Technology da oltre 20 anni.