La diffusione capillare degli smartphone a livello mondiale ha indubbiamente accelerato il progresso delle tecnologie informatiche in modo tale negli ultimi da renderle di fatto uno strumento comunemente utilizzato da un numero prima impensabile di persone. Il merito di questo successo si deve a molti produttori: Blackberry, Nokia, Apple e in un secondo momento anche Samsung, tutte multinazionali che hanno però ricavato da questo settore risultati molto differenti. Le prime due si sono praticamente dissolte, pur di fatto avendo inventato questo segmento di mercato; le ultime due, invece, ne hanno tratto un tale utile da poter dominare, ormai, il mercato dell’Information Technology in generale. Ad esse si è unita Microsoft, forse con troppo ritardo, che ha tentato di sfondare nel mercato dei dispositivi mobili, pur essendo presente da sempre in esso, nella speranza di poter conservare una porzione di leadership nel mondo dell’informatica personale, dopo aver dominato il mondo dell’IT con Windows e Office per oltre trent’anni.

La formula, però, davvero vincente in questo settore è stata realmente coniugata da Apple, che, oltre ad aver lanciato sul mercato iPhone e iPad, due prodotti che hanno condizionato la storia stessa della tecnologia, ha saputo mescolare due ingredienti prima impensabili: efficienza e progresso tecnologico con un design di tendenza, in grado di attrarre non solo la tradizionale utenza professionale e di appassionati, ma anche persone meno interessate al carico di innovazione che tali prodotti portano con sé e maggiormente all’aspetto emozionale e di tendenza stilistica che il marchio di Cuppertino è stato in grado di esprimere. Con un catalogo limitatissimo di prodotti e venduti sempre a caro prezzo, pur non dominando il mercato in termini percentuali, Apple di fatto domina il mercato a livello di immagine e di qualità percepita, trasformando questa preziosa capitalizzazione, in profitti straordinari. Pur essendo, almeno negli ultimi due anni, divenuta vittima del suo stesso successo, avendo di fatto più che altro affinato la sua gamma di prodotti, piuttosto che introdurre novità davvero rivoluzionarie, la casa californiana è destinata a conservare questa sua rendita di posizione ancora a lungo.

Samsung ha percorso una strada del tutto diversa. Inizialmente, intuendo l’importanza del mercato mobile, ha deciso di rincorrere Apple nel mercato degli smartphone per proporsi come valida alternativa ad essa soprattutto con  la sua gamma di smartphone Galaxy della serie S. I suoi primi prodotti erano indiscutibilmente condizionati dal design dell’iPhone, che tanto inaspettato gradimento aveva ricevuto, offrendo come plus rispetto ai prodotti Apple caratteristiche hardware in generale sempre superiori, potendo sfruttare anche il fatto di essere il maggiore produttore di chip, memorie e display al mondo e potendo quindi fare leva sulla disponibilità di grande competenza interna per poter sviluppare prodotti ad alta tecnologia. Grazie al riuscito matrimonio con il sistema operativo Android, il primo terminale di grande successo, il Galaxy S II, per la prima volta ha acceso i riflettori sul costruttore coreano, in gardo di offrire un prodotto con le carte in regola per contrastare il successo del momento, l’iPhone 4. Benché la sua linea fosse chiaramente ispirata ai prodotti Apple, era più sottile, offriva uno schermo più grande, una fotocamera di ottima qualità (comunque sempre superiore a quella dell’iPhone che sotto questo aspetto non aveva mai brillato) e un processore potente. Anche se non poteva offrire la stessa immensa disponibilità di applicazioni e forse anche la stessa qualità dell’ecosistema proposto da Apple, la formula piacque al pubblico per il suo indubbio carico di concreta innovazione, pur non essendo un prodotto perfetto. Nonostante il prezzo elevato, Samsung vendette sul mercato milioni di device e forse proprio grazie anche a questo terminale costruì le premesse per dominare il mercato degli smartphone e per rendere Android il sistema operativo più diffuso al mondo. Apple, come è noto, reagì duramente e non a livello commerciale: citò il produttore coreano nelle aule dei tribunali costringendo Samsung a distaccarsi nettamente come design dalla sua linea di prodotti. Sembra un paradosso, ma quest’operazione favorì nettamente Samsung che per la prima volta lanciò un terminale con un design riuscito e al tempo stesso originale, il Samsung Galaxy S III, che di fatto suggellò il suo successo nel campo della telefonia mobile, portandola ad essere il primo produttore di cellulari al mondo.
Le storie di successo, però, in questo settore durano molto poco e una leadership conquistata in così poco tempo si può perdere altrettanto rapidamente. La strada, quindi, percorsa dal produttore coreano è stata opposta a quella perseguita da Apple: ha creato una gamma sterminata di prodotti, spesso incomprensibili, con minime variazioni di forma o caratteristiche, per poter praticamente coprire ogni segmento di mercato, ogni moda o tendenza emergente. Questa soluzione non ha premiato però gli sforzi industriali dei coreani. Oltre ad aver introdotto una linea di successo nel mercato professionale (tablet e smartphone Galaxy della serie Note), ha finito per diluire eccessivamente le sue risorse interne investendo forse troppo limitatamente nell’innovazione sua gamma di maggior successo, il Galaxy S. I nuovi terminali, non ultimo il Galaxy S5, sono pieni di software sviluppato da Samsung di pessima qualità, che spesso non ha ricevuto alcun apprezzamento da parte degli utenti, essendo di fatto delle brutte alternative ad applicazioni già esistenti su Android oppure offerte all’interno del Google Framework. Inoltre, troppo spesso, finiscono solo per occupare spazio prezioso di memoria interna (non essendo possibile rimuoverle) e soprattutto appesantiscono inutilmente smartphone e tablet che altrimenti sarebbero estremamente performanti. L’interfaccia utente Touchwiz è cambiata molto poco dai tempi gloriosi del Galaxy S II e oggi, riproposta senza grosse variazioni sia sulla gamma tablet che su quella smartphone, non fa percepire le innovazioni gradualmente introdotte da Google con il suo sistema operativo Android. Spesso da’ l’impressione che il terminale sia molto più lento di quanto sia in realtà, inoltre ormai appare datata come estetica ed ergonomia rispetto alle soluzioni offerte dai concorrenti emergenti in questo mercato.
L’abuso poi dei richiami stilistici al Galaxy S III, prima, e al suo successore il Galaxy S4, ha finito per trasformare la gamma in una sterminata riproposizione dello stesso telefono, in termini di design, solo con dimensioni differenti. La sensazione che si ha, oggi, osservando il gran numero di esemplari di terminali Samsung in circolazione, è che tutti abbiano lo stesso telefono: solo un osservatore esperto sa distinguere i vari modelli. Anche in questo caso il costruttore coreano ha cercato di correre ai ripari peggiorando la situazione. Se il Galaxy S4 era stato criticato per non offrire prestazioni all’altezza delle caratteristiche hardware offerte, poche erano state le critiche relative al suo design, tipicamente Samsung, ma nel complesso armonico. Con il Galaxy S5 la situazione è ulteriormente peggiorata: oltre a non aver corretto molti difetti segnalati già nel modello precedente, Samsung ha cercato un nuovo corso stilistico fatto di materiali in finta pelle, cover bucherellate e colori accesi (non a caso è stato soprannominato lo stile “BandAid”, in italiano “a cerotto” per la sua similitudine all’oggetto). Un trionfo di cattivo gusto, lontano dai gusti di europei e nord americani, che hanno accolto in maniera molto tiepida il nuovo prodotto. Intanto, i costruttori asiatici non sono rimasti a guardare: LG, Sony, HTC, Lenovo e Huawei stano rilanciando la loro gamma di smartphone e da inseguitori del marchio coreano, potrebbero presto sostituirsi ad essa.
A mio avviso, piuttosto che concentrarsi sull’immagine dei suoi prodotti, Samsung dovrebbe concentrarsi invece sulla sostanza di essi. Le buone caratteristiche ed idee che le avevano permesso di divenire leader del mercato, tutte orientate alla concretezza e al progresso tecnologico, sembrano lontane. Nonostante la sua esperienza, lo sviluppo e il miglioramento dell’autonomia dei terminali è stato molto limitato, anzi forse ostacolato dall’ossessiva ricerca di proporre terminali ultrasottili, con batterie necessariamente limitate in termini di capacità. Piuttosto che incrementare ulteriormente le capacità di elaborazione delle CPU, gli utenti avrebbero gradito invece un migliore affinamento del software in dotazione dei propri terminali: Apple ha infatti dimostrato che per proporre un ambiente operativo piacevole, non è necessario ricorrere a CPU con potenze paragonabili ad un desktop, o quantitativi di memoria da server.
Le voci relative all’introduzione di una ulteriore gamma di prodotto, la linea F, da affiancarsi come top di gamma proposto con materiali e design “premium” (acciaio e alluminio, invece che policarbonato, proprio come fa Apple) non mi fanno ben sperare sul futuro di questa multinazionale troppo concentrata sull’immagine e troppo poco sui reali motivi che l’hanno portata alla ribalta.
Mi sembra poi che questa tendenza nel mondo dell’IT di privilegiare la forma rispetto alla sostanza, sia un errore in parte commesso anche da Microsoft, come più volte ho avuto modo di sottolineare con Windows 8. In questo caso, poi, oltre al cattivo gusto (mi riferisco all’interfaccia Modern), vi è anche il paradossale errore di aver peggiorato l’ergonomia di un prodotto che mai aveva sofferto di problemi di questo tipo (il desktop dei PC è sempre stato un esempio da imitare) nella speranza di recuperare spazio perduto. Non è possibile comunque muovere le stesse accuse di Samsung alla Microsoft in tema di innovazione: in definitiva, benché abbia compiuto notevoli passi falsi in tema di immagine dei suoi prodotti, la sua gamma di sistemi operativi desktop e server hanno introdotto significativi miglioramenti in tema di sicurezza, portabilità e feature pensate per il mondo aziendale. Il design, anche in questo caso, più che caratterizzare in maniera forte l’azienda, l’ha penalizzata.
In conclusione, il mercato della tecnologia consumer dimostra di essere molto più maturo di quanto ci si possa aspettare. Tolta l’infatuazione iniziale per il design di un prodotto, il consumatore tende invece a valutare con attenzione le funzionalità che utilizza giorno per giorno. Per questo ama i dispositivi certamente di bell’aspetto ma che lo conducano comodamente fino a sera con la batteria, oppure non si accontenta giustamente di interfacce utente piene di lag o impuntamenti inaspettati anche se proposte su schermi di grandi dimensioni e di notevole qualità. L’ergonomia, poi, gioca un ruolo fondamentale: un bell’oggetto ma inutilizzabile finirà per stancarci presto.
Il monito dovrebbe essere chiaro: l’innovazione tecnologica richiede investimenti, che non possono essere dirottati solo alla ricerca di un’immagine di marchio forte. Il consumatore, quando sotituirà il modello precedente, se lo ricorderà bene.