Utilizzo Windows da quasi 30 anni, tanto è passato dalla prima edizione del sistema operativo grafico di Microsoft uscito nel 1985. Ricordo ancora lo stupore nel vedere le prime applicazioni sviluppate appositamente per la nuova interfaccia grafica e la sensazione di un enorme passo in avanti compiuto dalla suite Office. Ben inteso, Word funzionava anche sotto MS-DOS, ma la versione Windows appariva già nella sua prima edizione tutta un’altra cosa. Se volevi utilizzare la nuova GUI, dovevi avviare prima il DOS, e digitare il mitico comando WIN. Ad oggi, dovendo sostituire il mio ormai anzianotto Thinkpad T61, per la prima volta ho deciso di rivolgermi al mondo Apple, acquistando il mio primo Macbook usato: un esemplare del 2010, da utilizzare per tutte le mie esigenze quotidiane, anche professionali. Conosco il Mac da anni, ma non ne ho mai posseduto uno, soprattutto perché, almeno anni fa, per un uso aziendale, dovevi per forza optare per un PC Windows per non rimanere tagliato fuori da tutto.

Devo dire che Windows 8.1 gira egregiamente sul mio vecchio Thinkpad, soprattutto dopo aver sostituito il lentissimo Hard disk meccanico con un nuovissimo disco SSD, l’economico ma perforante Samsung 840, venduto a prezzi da saldo, ma in grado di rivitalizzare qualsiasi macchina di quella generazione. Ciò che fondamentalmente non ho compreso nel passaggio da Windows 7 alla nuova versione è stata l’esigenza avvertita dal team di sviluppo di Microsoft di imporre agli utenti di PC desktop, che di fatto utilizzano soprattutto il PC per lavorare, con la nuova e contestatissima interfaccia Modern, del tutto inadatta per dispositivi privi di uno schermo touch. Una decisione sul quale credo che anche Microsoft stia tornando indietro, ma forse troppo tardi per convincere molti utenti professionali, come me, a seguitare ad utilizzare Windows. Anche se una volta tornati nell’ambiente desktop si avverte immediatamente la maggiore efficienza e velocità del sistema, il continuo switch fra vecchio e nuovo ambiente operativo appare fastidioso. Sembra quasi una applicazione posticcia e mal integrata che però non è possibile disinstallare.
Perché OSX? Difficilmente mi lascio influenzare dagli hype commerciali, soprattutto da quelli che osannano Apple e denigrano tutto il resto. Per le mie esigenze quotidiane, utilizzo abitualmente smartphone e tablet con Android, non avendo mai del tutto amato iOS e l’iPad. Tuttavia, occorre riconoscere, che si tratti di Linux o si tratti di un’evoluzione di Unix, cioò che ormai sta dietro le quinte è quasi sempre un OS derivato da “Xnix” e non certo da Win32 (basti pensare che Android, il sistema operativo più diffuso al mondo, deriva da Linux). OSX è chiaramente diverso da Linux, ma se apri l’interfaccia Terminale ti accorgi che la parentela, almeno a livello di architettura e di sintassi è molto stretta. E ti accorgi immediatamente che due almeno dei punti di forza di questi sistemi sono veri: richiedono meno manutenzione e soprattutto in molte circostanze sono di gran lunga più efficienti del sistema operativo di Redmond.
Dopo due mesi di utilizzo, su di un sistema privo di antivirus e di qualsiasi altro tool di ottimizzazione del sistema, il mio Mac è ancora perfettamente efficiente. Nonostante che abbia installato e disinstallato decine di applicazioni, tanto per curiosità, non è ancora necessario né reinstallare il sistema operativo, né banalmente neanche deframmentare il disco. I tempi di avvio dell’OS, sono praticamente nulli: funziona perfettamente lo standby, che aumenta sensibilmente la produttività quotidiana, senza essere costretti per preservare un minimo la batteria del laptop a ibernare la sessione e se anche si decide di ibernare il sistema (dopo qualche sforzo ingiustificato giacché Apple lo disabilita su tutti i Mac), in pochi secondi tutto torna a funzionare. E con la batteria ci arrivi a fine giornata senza ricaricare.
Ci sono poi delle cose che apprezzi subito: il Wifi si connette istantaneamente e a dispetto dei miei timori, qualsiasi device USB si connette senza problemi al sistema, senza la minima esitazione e soprattutto con tempi ridottissimi di installazione dei driver. Quanto alla percezione poi di qualità complessiva dell’assemblaggio di un Mac, devo dire che il suo costo appare esagerato, soprattutto in considerazione dell’ottima qualità costruttiva ad esempio dei Thinkpad, che da sempre offrono hardware di livello professionale. Ma nel complesso, tutto funziona alla perfezione, ottimizzato in maniera certosina per funzionare magnificamente con OSX: non un solo componente delude, non un solo dispositivo ha problemi di qualche tipo con driver o quant’altro.
Tutto perfetto? Non proprio. Ciò che mi ha sorpreso è stata soprattutto l’ergonomia del sistema. A dispetto di tutte le recensioni positive ricevute dal sistema a Dock di OSX, dopo due mesi di utilizzo ancora non mi sono del tutto abituato a questa scelta di design del desktop: sarà forse familiare a chi è cresciuto a suon di Mac, ma ragionandoci su, non mi sembra poi molto logica ed ergonomica. Anche il Finder, l’equivalente dell’Esplora Risorse di Windows, mi sembra perfettibile e forse un palmo al di sotto di quanto offerto da Microsoft ormai già dai tempi di Windows Vista. Intendiamoci, i tempi di risposta sempre eccellenti, l’assenza dei lag tipici di Windows (spesso incomprensibili anche su macchine molto potenti), le belle transizioni grafiche e il design curato di ogni aspetto dell’OS, rende tutto sommato sempre piacevole l’uso quotidiano, ma sorprendentemente più complesso di quanto un utente Windows sia abituato. Occorre fare l’abitudine a molte diversità rispetto all’ambiente Microsoft, che ad esempio non ho riscontrato utilizzando molte distribuzioni Linux, evidentemente pensate per chi, come me, utilizza Windows da anni. La barra delle applicazioni di Windows, soprattutto con le trasparenze che ne mostrano l’anteprima di ciò che sta facendo il programma aperto, secondo me rimane di gran lunga più pratica. Per certi aspetti anche la tanto contestata interfaccia Modern, una volta che ci hai fatto l’abitudine, ti mette a disposizione le cose più rapidamente, anche se il Finder sul Mac svolge altrettanto bene il suo lavoro. Questione ovviamente di punti vista personali.
Ci si accorge inoltre che installare le App, se non ci si rivolge direttamente all’eccellente App Store di Apple, non è sempre intuitivo e richiede un certo grado di intervento manuale in certe operazioni. Si apprezza però la linearità della disinstallazione: se togli qualcosa, lo hai realmente rimosso dal sistema. Non rimangono tracce nel registry, pezzi non cancellati dalla cartella Programmi e dati di applicazioni non rimossi dalla cartella Appdata.
Inaspettamente poi, la disponibilità di software per OSX è immensa. Molte applicazioni principali di Windows sono offerte anche in versione OSX, le applicazioni pensate specificatamente per il mondo Mac funzionano egregiamente e velocemente, inoltre installando un emulatore Windows (tipo Parallels ad esempio) è possibile disporre anche di una copia di Windows sempre funzionante e integrata alla perfezione con l’ambiente OSX. La virtualizzazione, in genere, sembra funzionare meglio proprio perché riesce a sfruttare al massimo la maggiore efficienza del sistema nello sfruttare il file system (anni luce più efficiente di NTFS) e riesce a sfruttare al meglio la memoria, che spesso il Mac riesce a sfruttare completamente e senza limitazioni. Tutto il sistema, infatti, è interamente a 64bit e non ci sono pezzi di applicazioni e di sistema che seguitano a girare a 32bit, rimanendo circoscritti nei primi 2Gb di ram. Se installi poi il porting di Wine da Linux per OSX, rimani addirittura sorpreso dalla rapidità di esecuzione delle applicazioni sviluppate per Win32. Esiste anche un emulatore per applicazioni interamente sviluppate per il Framework .NET, rendendo di fatto accessibili moltissime applicazioni pensate per Windows senza emulazioni particolari o ambienti virtualizzati.
Anche Microsoft Office in versione Mac mi sembra molto migliore: l’interfaccia rispetto a quella Windows appare più coerente e pratica, offrendo praticamente tutto il set di funzioni a cui si è abituati anche sulla controparte Win. Anche per un utilizzo aziendale, è prevista l’integrazioni con Skydrive Pro e tutte le soluzioni attualmente previste da Microsoft per il private cloud, oltre naturalmente alla soluzione disponibile per tutti gli utenti con Onedrive. Se poi ci si vuole rivolgere ad altri sistemi di storage Cloud, Google Drive e Dropbox funzionano perfettamente, rendendo perfettamente intercambiabile il passaggio da un sistema all’altro.
La mia prima conclusione, in definitiva, è che il mondo delle applicazioni quasi tutte orientate verso ambienti cloud, o con interfacce HTML 5, rende quasi del tutto ininfluente il sistema operativo che si sta utilizzando. Ad esempio le estensioni e le app di Firefox e di Chrome sono disponibili ormai su qualsiasi sistema, rendendo di fatto il browser il primo e più importante ambiente operativo per molte delle applicazioni più importanti.
Il mondo dello sviluppo sembra aver invertito le priorità: il software per prima cosa deve essere disponibile ed efficiente sui dispositivi mobili, poi per gli ambienti desktop deve offrire quel tanto di più che l’ergonomia di un tablet e di uno smartphone non possono offrire. E se proprio si vuole offrire un ambiente realmente multipiattaforma, meglio offrire una bella Web App, accessibile da un qualsiasi browser moderno, indipendente del tutto dal sistema operativo che è in esecuzione.
Il predominio di Windows è quindi finito? Forse per il mondo desktop ci sono alternativamente oggettivamente migliori, o forse ritagliate meglio e su misura per un certo tipo di utilizzo, che eroderanno progressivamente la sua base di utilizzo. Se invece si prende in considerazione invece il mondo dei server, ritengo invece che Windows Server 2012 R2 sia candidato ad essere uno dei migliori OS per la gestione di una infrastruttura aziendale. I progressi sono stati considerevoli soprattutto nel campo della virtualizzazione e della sicurezza e candidano la nuova edizione del sistema operativo di Redmond ad un netto predominio nelle grandi aziende.
Occorre quindi vedere quali saranno le future scelte di Microsoft per la prossima edizione di Windows 9, in arrivo per il prossimo anno. Se vorrà correre ai ripari, come è accaduto spesso nella sua storia, accontentando maggiormente gli utenti PC con un prodotto che non tradisca la filosofia che lo ha reso un prodotto vincente per 3 decenni, probabilmente avrà ancora molto da dire.
Per il momento, benvenuto OSX, nuovo re dei PC.