Se avete un budget limitato e utilizzate il notebook soprattutto per il vostro lavoro, rivolgersi al mercato dell’usato può essere un’ottima scelta. Con qualche accorgimento e un po’ di pazienza, è possibile acquistare prodotti di eccellente qualità senza spendere un capitale.

Perché comprare un notebook usato?

Acquistare un PC nuovo è al giorno d’oggi piuttosto facile e l’offerta è abbondante. Se vi rivolgete a centri commerciali, ipermercati o store di informatica specializzati avete una scelta piuttosto ampia di modelli di tutti i prezzi. Perché quindi rischiare e acquistare un modello usato? Le ragioni sono numerose, a mio avviso, soprattutto perché l’offerta di materiale informatico in questo settore è ricca di modelli destinati essenzialmente al cosiddetto “mercato consumer”. L’utilizzo domestico o ludico, quindi, sono alla base delle scelte di configurazione generalmente fatte per desktop e notebook di questa categoria, privilegiando aspetti non sempre funzionali per l’utilizzo professionale.
Cerchiamo di esaminare i principali svantaggi.

Peso. Quasi tutti i notebook in vendita nei canali commerciali, in genere, non sono concepiti per essere portati con sé durante il giorno. Prevalentemente, la scelta dell’utente medio di orienta verso modelli che sostituiscono un desktop tradizionale soprattutto per motivi di spazio. I modelli più diffusi sono quindi i cosiddetti “desktop replacement”, ingombranti e pesanti, inadatti in sostanza per accompagnarci durante una giornata di lavoro.

Qualità costruttiva. I modelli di fascia consumer raramente impiegano materiali robusti o pregiati per lo chassis. Anche se il design viene spesso curato, è molto comune imbattersi in modelli che utilizzano abbondantemente plastiche che si flettono facilmente e si rompono o si graffiano con altrettanta facilità. Anche la componentistica scelta, spesso, riflette questa filosofia di prodotto: ciò che non si vede, non è fatto per durare. Un notebook di questa fascia è progetto per durare tre o al massimo quattro anni, ma soprattutto non è pensato per un utilizzo intensivo o per rimanere acceso tutto il giorno. Un notebook professionale è spesso costruito per durare nel tempo, in qualche caso (come alcuni Thinkpad o Latitude) anche per rispettare severe specifiche militari e industriali. Non è difficile, infatti, vedere utilizzare Thinkpad di 5 o 6 anni fa, che svolgono ancora egregiamente il loro lavoro. Per “qualità costruttiva” si intende anche un altro aspetto non trascurabile: la possibilità di sostituire agevolmente la componentistica che si guasta, come ventole, alimentatori, hard disk, tastiere, touchpad, ecc. I notebook professionali, equipaggiando spesso le cosidette “flotte aziendali”, hanno una larga diffusione e vengono scelti anche per questa ragione. Possono essere riparati agevolmente anche da un servizio interno senza ricorrere al servizio di assistenza della casa. Se avete una certa manualità o un minimo di esperienza informatica, non avrete difficoltà a trovare tutte le informazioni necessarie per sostituire un componente guasto (spesso anche con dettagliati video su Youtube). Questo vantaggio non è trascurabile da un punto di vista economico e rende l’acquisto di un notebook usato professionale altamente desiderabile: anche in presenza di problemi, si può intervenire abbastanza facilmente.

Tastiera e touchpad. Chi scrive molto o utilizza la tastiera, sa’ perfettamente che un modello professionale ne offre in genere una di qualità, con un’adeguata corsa e risposta adeguata alla pressione, contribuendo non poco alla precisione di digitazione e al comfort di utilizzo (esemplare è la tastiera del Macbook Pro o dei Thinkpad). I notebook commerciali raramente offrono una tastiera “clicklet” e sono pensati per un utilizzo non intensivo dei dispositivi di immissione. Un discorso analogo può essere fatto per il touchpad. Sui modelli professionali viene offerta, quasi sempre, la funzione multitouch, una superficie di appoggio ampia e precisa, diversi bottoni collocati in varie posizioni ergonomica. Inoltre, su molti modelli (Dell e Lenovo soprattutto) è presente anche un trackball sferico al centro della tastiera che agevola ulteriormente le operazioni.

Autonomia. L’utente medio richiede soprattutto potenza al proprio PC ed è meno preoccupato della durata della batteria rispetto all’utente professionale. L’autonomia offerta quindi dai “desktop replacement” in genere è inferiore alle 2 ore, proprio perché la loro vocazione di utilizzo è diversa. Anche gli accumulatori in dotazione spesso sono di bassa capacità e non pensati per garantire un lungo utilizzo lontano da una presa elettrica. La componentistica utilizzata, quindi, garantisce in genere prestazioni di buon livello a scapito dell’autonomia. Si privilegia quindi l’adozione di CPU molto veloci e ad alta frequenza, schede grafiche potenti che possano eseguire senza problemi videogame di ultima generazione, hard disk pensati per essere capienti e veloci, ma non economi in fatto di energia. I notebook professionali, invece, sono concepiti per garantire un’autonomia maggiore. Le scelte di configurazione non si limitano solo all’adozione di una batteria più potente (che potrebbe incidere negativamente anche sul peso), ma anche su tecnologie idonee alla riduzione dei consumi. La CPU offerta quindi è più pensata per cercare un punto di equilibrio fra necessità di prestazioni ed autonomia. Spesso si ricorre ad una doppia scheda video: una, meno potente, da utilizzare se il PC funziona a batteria, una più potente che si attiva quando si richiede una maggiore potenza di calcolo. Alcuni modelli, inoltre, consentono anche di alloggiare una batteria supplementare al posto del lettore ottico, per aumentare ulteriormente l’autonomia. Non è raro per un notebook professionale garantire un’autonomia superiore alle 4-5 ore, che, con qualche accorgimento, può arrivare fino a 8 ore di utilizzo. Quanto basta per arrivare, in molti casi, a fine giornata senza ricaricarlo o per affrontare un viaggio in treno in aereo.

Il media bay è un accessorio indispensabile per migliorare l’espandibilità del notebook

Espandibilità. Il PC domestico, in genere, nasce con una particolare configurazione e raramente è facilmente aggiornabile. Alcuni modelli, infatti, non consentono un accesso agevole agli slot delle RAM o all’alloggiamento dell’hard disk, rendendo le operazioni di upgrade difficili, se non impossibili. Questo aspetto, a mio avviso, è uno dei più importanti. L’espandibilità o l’intercambiabilità dei componenti allunga la vita del prodotto, rendendo meno necessaria la sostituzione ravvicinata del PC. Questo non è solo un vantaggio economico, ma è anche un notevole risparmio di tempo. Spesso e volentieri, cambiare un notebook utilizzato per lavoro, richiede un cospicuo impegno per la reinstallazione del software. E’ raro, se non impossibile, nei modelli consumer, trovare alcune periferiche utilissime: ad esempio un modem 3G interno che possa ospitare una SIM per garantire la connessione ad Internet in mobilità, per non ricorrere ad una chiavetta internat USB esterna, nettamente più scomoda. Sui notebook professionali è talvolta possibile aggiungere, al posto dell’unità ottica, un secondo hard disk per avere più spazio di archiviazione e un’unità veloce SSD per il boot. Molti notebbok professionali offrono, di serie, un lettore di impronte digitale, un chip TPM (Trusted Platform Module) di serie per la crittografia hardware del disco e via dicendo: tutte caratteristiche tipicamente riservate ai PC aziendali e non presenti sui PC del mercato consumer. Infine, aggiornare la RAM o sostituire l’hard disk non è mai un’operazione complessa, anzi spesso viene agevolata con soluzioni ingegnose (a volte non è neanche necessario un cacciavite per farlo).

Budget e licenze. Acquistare un PC equipaggiato con Windows 8 (standard) di fascia media richiede una spesa media che va dai 500 agli 800 euro, secondo la configurazione scelta. La versione offerta di Windows non è peraltro adatta ad un uso professionale (sono inibite alcune funzioni essenziali come la possibilità di effettuare il join ad un dominio Active Directory, la possibilità di accedere remotamente con la Connessione Desktop Remoto al proprio PC, non è prevista la crittografia dei dischi con Bitlocker, ecc.). Dovrete quindi mettere in conto un’ulteriore spesa per adeguare la licenza software. Acquistare un Apple Macbook Pro è comunque costoso. Anche limitandosi alla versione di accesso, è difficile spendere meno di 1200 euro per la versione da 13,3” e oltre 2000 euro per la versione da 15”: l’unica agevolazione, in questo caso, è il finanziamento in 12 rate a tasso zero offerto dagli Apple Store e la detraibilità fiscale della spesa (per chi può usufruirne). Acquistare un PC professionale con Windows costa in media oltre 1200 euro, a seconda della configurazione. Dell spesso offre modelli della serie Latitude a prezzi piuttosto scontati, ma con una spesa quasi sempre superiore ai 1000 euro. Un notebook usato professionale può costare fra i 300 e i 600 Euro per un buon modello equipaggiato con Windows. Un Macbook Pro, in genere, costa molto più caro e non vale la pena di essere acquistato di seconda mano. Molto spesso i notebook usato sono già dotati di licenze Windows professionali (spesso Windows 7 Professional) e in qualche caso anche con licenze Office OEM, contribuendo in questo modo a limitare ulteriormente la spesa. Come si vede, c’è una differenza di prezzo notevole che giustifica forse l’acquisto di un notebook usato.

Conclusioni

In questo mio primo post, ho cercato di elencare le ragioni per scegliere consapevolmente un buon modello usato. E’ bene però considerare i rischi di un’operazione del genere. Occorre rivolgersi a rivenditori affidabili, scendere a qualche compromesso e soprattutto non avere fretta nella scelta. Nel prossimo post analizzerò in dettaglio il modo migliore per acquistare un notebook usato, elencando i modelli che, secondo la mia esperienza, vale la pena prendere in considerazione.

Leggi la seconda parte dell’articolo…