Dopo il rilascio avvenuto il 29 luglio, Microsoft ha rilasciato a scaglioni Windows 10 come se si trattasse di un “maxi” aggiornamento gratuito rivolto agli utenti di Windows 7 e Windows 8. Richiedendo agli utenti la semplice sottoscrizione di un modulo di richiesta (proposto con una piccola icona nella taskbar di Windows), sin dai primi di luglio è stato possibile prenotare Windows 10 gratis del nuovo sistema operativo, a condizione che si disponesse già di una licenza di Windows validamente attivata sul proprio PC.
Come ampiamente previsto, sin dai primi giorni il numero dei download è stato impressionante e già a metà agosto, come rilevato dalla società indipendente Statcounter “Windows 10 nel suo primo mese di calendario (Agosto) era al 4,9% comparato all’1% di Windows 8 e al 4,1% di Windows 7 dopo il loro primo mese completo”. Dopo una prima flessione della richiesta di nuove attivazioni avvenuta verso la fine di agosto, complici anche le numerose polemiche relative a presunte violazioni della privacy degli utenti nel nuovo sistema di riconoscimento vocale Cortana, già ai primi di settembre la nuova edizione di Windows era equipaggiata su ben 75 milioni di nuovi PC, rappresentando da sola il 5% di tutte le edizioni installate sui PC, superando anche la diffusione di OSX 10.10 e rimanendo indietro solo a Windows 7 (che da solo rappresenta oltre il 57% del mercato) e al vetusto Windows XP, che ancora risulta installato sul 12% dei computer.

Ridurre la frammentazione: un traguardo raggiungibile

Uno degli obbiettivi di Microsoft, quello di ridurre il numero di edizioni di Windows in circolazione, sembra quindi centrato. La riduzione della frammentazione delle versioni di Windows ha il preciso scopo di togliere di mezzo le versioni più vecchie per consentire al gigante di Redmond di concentrarsi maggiormente sullo sviluppo di nuove funzionalità delle future edizioni del sistema operativo: in poche parole, non dovrà più accadere che una edizione di Windows possa resistere così a lungo sul mercato come è avvenuto con XP, che a 13 anni dalla sua uscita, equipaggia ancora un numero impressionante di computer. L’impegno economico per la manutenzione delle vecchie versioni rischia infatti di superare ampiamente, in termini di valore, l’introito realizzabile dalla vendita delle nuove versioni di Windows.

La diffusione di Windows 10 sui desktop aiuterà anche il mercato mobile

La massiccia diffusione di Windows 10 sui PC desktop e sui laptop aiuterà anche Microsoft a incoraggiare gli sviluppatori di applicazioni per smartphone e tablet a concentrarsi maggiormente sulla piattaforma mobile basata su Windows. Infatti, una dei limiti più grandi dell’ecosistema Microsoft è proprio l’assenza di molte applicazioni importanti da tempo invece presenti su iOS e Android, le due piattaforme che di fatto dominando il mercato: basti pensare che per Gmail è prevista una applicazione non ufficiale, Youtube non riceve aggiornamenti significativi da molti mesi, manca una app per servizi come Pinterest o Snapchat e molte altre app presenti nello store ricevono in media punteggi molto scarsi da parte degli utenti che hanno avuto modo di provarle su altre piattaforme.

La 10 sarà veramente l’ultima versione di Windows?

Microsoft ha posto molta enfasi su questo annuncio: Windows 10 sarà (almeno numericamente), l’ultima edizione di Windows. Tutte le future funzionalità e aggiornamenti del sistema operativo saranno distribuiti come semplici upgrade. In questo la politica di distribuzione degli aggiornamenti del gigante di Redmond si avvicina molto a quella già da anni attuata da Apple con successo per OSX.

 

Se il tasso di adozione del nuovo Windows si manterrà così alto anche nei prossimi mesi, è possibile che il successo ottenuto incoraggi Microsoft a perseguire questa sana politica di aggiornamenti, agevolando anche gli utenti nel processo di rinnovamento del sistema operativo, che sino ad ora si è sempre rivelato poco agevole e costoso.