Come ho scritto più volte nelle pagine di questo blog, i vantaggi della tecnologia 802.11ac sono evidenti. Soprattutto se avete a disposizioni PC, smartphone o tablet di ultima generazione, noterete da subito un evidente progresso e incremento di prestazioni. Il mercato offre, ormai, una buona scelta di modelli anche economici. In questa rassegna ho cercato di includere tutti i prodotti che secondo me, a prescindere dal costo, hanno una marcia in più rispetto ai concorrenti.
Il D9 è uno dei modelli top di gamma di TP-Link e non delude affatto: ha prestazioni allineate ai prodotti della sua fascia, con un prezzo di acquisto non basso in valore assoluto ma comunque inferiore a quello dei concorrenti. La copertura del segnale è superiore alla media, il software di gestione è un po’ spartano ma efficiente. Un modello da tenere decisamente in considerazione.
Il marchio Sinology non è molto conosciuto in Italia, ma negli USA è sinonimo di qualità e di prodotti semi-professionali. Questo router wi-fi è un prodotto eccellente e molto stabile: è l’ideale per un utilizzo semi-professionale, anche se costa leggermente più della media.
Per avvicinarsi alla tecnologia dei router wi-fi AC senza spendere molto, questa può essere la scelta ottimale. L’adozione del nuovo standard wireless sicuramente garantirà connessioni più veloci e se l’esigenza è solo quella di condividere Internet, questo router andrà benissimo.
Modello entry level nella gamma dei router wi-fi AC di casa Asus, questo modello mi piace per l’equilibrio generale delle funzionalità abbinate ad un prezzo davvero concorrenziale. Il software AiCloud è leggermente ridotto rispetto ai modelli top di gamma, ma comunque sufficientemente potente per rendere la configurazione un gioco da ragazzi. Le prestazioni non deludono e sono ideali per un utilizzo quotidiano anche impegnativo.
Un classico router ben fatto e molto funzionale: compatibile con lo standard 802.11AC, ha il suo punto di forza nelle quattro antenne orientabili che lo rendono molto sensibile ed efficace anche su ampie zone. Il prezzo è davvero concorrenziale, anche considerando l’affidabilità del marchio.
Uscito di recente, questo modello di fascia media di Asus convince per il prezzo ragionevole e per le ottime prestazioni generali, validamente supportate dal ricco software di gestione AiCloud. In questa fascia di prezzo, secondo me, è il miglior router wi-fi AC.
Prodotto entry level della gamma Netgear, il D6000 è un router con funzioni ADSL di buona qualità che beneficia del ricco software di gestione della casa. La copertura del segnale è nella media (altri fanno meglio), ma la gestione delle altre funzionalità è eccellente.
Un prodotto davvero completo e riuscito: per chi vuole aggiornare il proprio router wi-fi senza spendere una fortuna, ma, al tempo stesso, per non rinunciare a nessuna delle funzionalità di un router wi-fi moderno e performante.
Sei appassionato di videogame online? Questa è la scelta giusta per te. Ottimizzato per ridurre al minimo la latenza e gestire al meglio la banda durante una sessione di videogioco, ha un software di gestione perfettamente tarato per riconoscere la destinazione del segnale Internet. Se è diretto alla tua consolle o al tuo PC preferito, avrà un canale preferenziale.
Prodotto “entry level” nella gamma dei router AC con modem DSL incorporato di Asus, questo router wi-fi ha l’eccellente software di gestione Asus e una eccellente copertura del segnale. Il costo è in linea con i prodotti concorrenti, ma sotto molti punti di vista riesce a offrire di più.
Pensato soprattutto per un’utenza attenta al design (un router non è mai un bell’oggetto da vedere), essendo privo di antenne esterne non offre una copertura eccellente, ma ricompensa con superfici lisce e una generale compattezza. Grazie al chip Broadcom di ultima generazione integrato, riesce comunque ad offrire prestazioni di networking superiori alla media.
Questo router wi-fi di TP-Link è pensato per connetetrsi soprattutto alle reti 4G grazie allo slot di espansione USB su cui inserire una chiavetta internet compatibile (preferibilmente TP-Link). Il mix fra tecnologia 802.11AC e integrazione con le reti LTE lo rende un prodotto abbastanza singolare e interessante, anche se dal prezzo abbastanza elevato.
Un entry level di Netgear che ha moltissimo da offrire, senza costare una fortuna: il produttore, come di consueto, mette a disposizione un firmware davvero completo ed efficace. Le prestazioni sono valide.
I prodotti AVM sono noti per la loro qualità costruttiva e l’eccellente copertura del segnale. Il Fritz! 3490 è pensato soprattutto per il gaming, grazie alle prestazioni superiori alla media (bassa latenza di collegamento) e alle numerose possibilità di personalizzazione. E’ un prodotto costoso ma vale ogni centesimo speso.
Un router wi-fi AC con caratteristiche da prodotto di fascia alta, ma venduta al prezzo di un prodotto di fascia media. Anche se ha qualche piccolo neo a livello di firmware, è una scelta intelligente per spendere relativamente poco e avere un prodotto dalle grandi performance.
Bello da vedere, efficiente e con un prestazioni sorprendenti anche se privo di antenne. Questo router D-Link mi è sempre piaciuto e mi sento di consigliarlo senza remore se siete attenti al design e dovete poggiare il dispositivo su di una scrivania. Mi piacerebbe un software di gestione migliore, ma non si può avere tutto.
Se non volete impegnarvi a spendere una cifra troppo elevata, senza però dover rinunciare alle caratteristiche più utili di un router wi-fi di ultima generazione, questo modello di Tp-Link è ben equilibrato e, tutto sommato, sufficientemente performante per le esigenze più comuni.
Il Netgear R7000 è il modello top del marchio pensato per l’utenza domestica e per i videogiocatori incalliti. Come tradizione del produttore, le sue caratteristiche di networking lo rendono un prodotto ben superiore alla media, anche se il software di gestione è un pelino complesso nella configurazione. Il prezzo è elevato, ma non deluderà chi desidera un prodotto di qualità e affidabile.
Per anni è stato il punto di riferimento per i modem router wi-fi compatibili 802.11AC e ancora oggi ha molto da dire, anche considerando il consistente ribasso di prezzo. E’ un modello riuscito che non deluderà sicuramente un acquirente di oggi.
E’ un prodotto un po’ particolare, pensato soprattutto per sfruttare al meglio la tecnologia di beamforming e migliorare quindi l’area di copertura. Le antenne orietntabili fanno un eccellente lavoro e, quindi, risolvono un bel po’ in quelle condizioni in cui la copertura del segnale è un problema, senza ricorrere a wi-fi extender o altre soluzioni.
Pensato per un utenza professionale e per i piccoli uffici, nonostante le prestazioni di rilievo il prezzo diq uesto Linksys non è esagerato e perfettamente alla portata anche dell’utenza domestica. Mi piace soprattutto perché offre un firmware di gestione davvero curato in ogni aspetto e perché ha una copertura del segnale nettamente superiore alla media. Consigliato soprattutto per chi lavora.
Versione ridotta del più potente D6700, il D6200 è un valido router wi-fi con un design riuscito e prestazioni nella media. Il prezzo di acquisto abbastanza vantaggioso lo rende una scelta interessante per chi è attento all’estetica del prodotto.
Autentico bestseller di casa Asus, il DSL-AC68U è la versione dotata di modem ADSL integrato basata sul riuscito modello RT-AC68U. E’ un modello abbastanza caro, ma privo di difetti. Ha una copertura eccellente su tutte le bande, ha un software di gestione sontuoso e personalizzabile in ogni dettaglio che lo rende ideale sia per un uso professionale che per il gaming, e, infine, offre servizi di hybrid cloud che nessun altro produttore offre. E’, a mio avviso, un best buy.
Non avete problemi di spesa? Volete il massimo? Questo Netgear è uno dei top di gamma più potenti proposti attualmente sul mercato. Pensato per un uso trasversale (dall’accesso di molti utenti al gaming), le prestazioni sono decisamente brillanti, unite ad una copertura del segnale ai massimi livelli della categoria.
Erede di una lunga serie di prodotti celebri di Netgear per il loro supporto a firmware Open Source, questo bel router wi-fi compatibile 802.11AC si caratterizza per la sua vocazione professionale e l’elevata configurabilità di ogni aspetto necessario del networking. Non è il più veloce, ma è sicuramento uno dei prodotti più stabili in commercio.
Un router wi-fi di classe AC con un design singolare, ma non per questo povero di caratteristiche. Pur non essendo dotato di antenne ha un’eccezionale portata e una velocità discreta. Il prezzo, tutto considerato, non è eccessivo.
La fibra ottica di TIM si sta diffondendo abbastanza rapidamente soprattutto nelle grandi città. Il servizio non è ancora perfetto, è vero, e la velocità di collegamento è spesso ben lontana da quanto promesso, ma comunque si tratta di un passo in avanti importante per la diffusione della rete a banda larga in Italia.
Per utilizzare il servizio è necessario, comunque, utilizzare il modem router fornito in comodato d’uso con la linea, che si occuperà sia della connettività Internet, sia della gestione della telefonia Voip. Per usufruire, infatti, delle offerte “Tutto compreso” per le chiamate vocali è necessario collegare i propri apparecchi telefonici direttamente al router, che dispone di due porte.
Ci si può anche connettere al modem router con apparecchi telefonici DECT, che non richiedono un collegamento diretto della basetta al router. Se non si utilizza il modem router come strumento di connessione alla rete telefonica, le telefonate verranno tariffate normalmente.
Il modem fibra TIM offerto in comodato d’uso è un apparato discreto, adatto per gli utilizzi più comuni, ma difetta di alcune funzionalità presenti sui router di ultima generazione. Inoltre, non supporta il protocollo 802.11ac
Poiché l’apparato fornito è anche un router wi-fi abbastanza decente, molti utenti del servizio hanno sostituito il proprio modem router pre-esistente con quello fornito, riuscendo comunque a soddisfare gran parte delle proprie esigenze.
Chi era però abituato a router wi-fi di fascia superiore, ben presto si è accorto che le prestazioni e le funzionalità offerte dal router sono piuttosto basilari: mancano infatti tutta una serie di caratteristiche offerte dai router wi-fi di ultima generazione, come ad esempio la possibilità di creare ordini di priorità nel traffico (QoS), sfruttare funzionalità specifiche di ottimizzazione della banda per il gaming, oppure gestire al meglio gli eventuali hard disk collegati alle porte USB (che il modem TIM comunque fornisce), integrandoli con un client BitTorrent sempre disponibile, o con un server DLNA o iTunes per la musica.
Infine, uno degli aspetti meno gradevoli del router TIM è la scarsa copertura del segnale a 5 Ghz, nonché l’assenza del protocollo 802.11ac per sfruttare al massimo i benefici del wi-fi veloce soprattutto per i dispositivi di ultima generazione.
Si può utilizzare un altro router?
La risposta è sì, ma dovremo conservare comunque il router TIM come modem per accedere a Internet e gestire la parte di telefonia. In effetti il “modem fibra” (questo è il nome commerciale dell’apparato) supporta il protocollo PPoE per consentire ad altre periferiche di connettersi ad Internet direttamente, senza utilizzare i servizi di routing del modem. Questo ci consente di usare l’apparato come un semplice modem: una volta effettuata la connessione a Internet con il nostro router, potremo semplicemente disabilitare il wi-fi con il tasto posto sulla cover del modem ed utilizzare esclusivamente il nostro nuovo (o vecchio) router per gestire tutta la nostra rete domestica.
Router wi-fi per la fibra ottica TIM
Titolo
Migliore scelta
AVM FRITZ! Box 3490 International Modem Router...
TP-Link Archer VR400 Modem Router...
Il più veloce
Netgear Modem Router WiFi AC2600 Dual Band...
Il più economico
TP-Link Archer C1200 Gigabit Router Wi-Fi Dual...
Prezzo
196,81 €
63,99 €
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71,00 €
Amazon Prime
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Valutazione degli utenti
Recensioni
1.330 Recensioni
807 Recensioni
328 Recensioni
1.042 Recensioni
Standard Wi-fi AC
AC1750
AC1200
AC2600
AC1200
Modem VDSL integrato
Note
Si può usare come modem VDSL2. La parte di telefonia può essere gestita solo in VOIP.
Il modem VDSL2 è perfettamente compatibile con TIM
Fornisce le prestazioni migliori. Si può usare in cascata.
Farò un esempio di configurazione con il mio router, un ottimo Asus RT-AC87U che dispone di un software di gestione comune a molti router Asus: è possibile comunque configurare un qualsiasi router che supporti il protocollo PPoE per l’accesso a Internet.
Una piccola parentesi su questo router: ho scelto questo modello perché è il top della gamma Asus e offre un supporto eccellente per il protocollo 802.11ac, grazie anche alle antenne di generose dimensioni e direzionali che garantiscono una copertura efficace di ampi spazi.
Pur non essendo privo di difetti, con il progressivo aggiornamento delle versioni del firmware, la performance di questo router sono notevolmente migliorate con il tempo. All’inizio non ero del tutto soddisfatto e in parte rimpiangevo il mio vecchio Asus RT-AC68U, un router wi-fi eccellente e che ancora rappresenta uno dei migliori apparati da acquistare: ora, soprattutto grazie alla migliore implementazione delle funzioni speficiche di analisi e segmentazione del traffico, il modello RT-AC87U finalmente mantiene le sue promesse da router “top di gamma”.
Prima di tutto, ho collegato la porta WAN del mio router direttamente ad una delle quattro porte ethernet del modem fibra.
Ho effettuato un reset completo del router, poi vi ho collegato il mio laptop con un cavo ethernet, effettuando l’accesso al firmware di gestione. Quando si è avviato il wizard di configurazione della rete Internet, ho specificato come tipo di “Connessione WAN”, il protocollo PPoE. Come nome utente e password ho semplicemente utilizzato admin / admin, lasciando tutti gli altri parametri inalterati.
Il router si è connesso senza alcun problema a Internet. Facendo una rapida verifica delle impostazioni della rete WAN, questa è la schermata che ho ottenuto:
Ho poi effettuato l’accesso al nuovo router wi-fi con le credenziali specificate durante la configurazione e ho spento il modem fibra.
Tutto qua. Ora tutto funziona perfettamente.
Per verificare che il router sia collegato correttamente, vedremo direttamente sulla schermata principale del firmware questo piccolo badge con tutti i dati caratteristici della connessione:
Quali altri router si possono utilizzare?
Un’altro router che ho avuto modo di testare è il TP-Link Archer D7, che supporta pienamente il protocollo PPoE.
Se invece avete necessità di estendere la copertura della rete wi-fi in aree con poco segnale della casa, un’ottima soluzione è il ripetitore di segnale di TP-Link, che per un costo molto contenuto, offre tutte le possibilità di configurazione necessarie.
TL-WA850RE Velocità di trasmissione fino a 300 Mbps con frequenza 2.4 Ghz, ideale per streaming video ed online gaming
L'installazione a muro rende sufficiente la presenza di una presa elettrica per l'utilizzo del prodotto
È sufficiente la pressione del tasto WPS sull'access point / router sorgente seguita dalla pressione del tasto Range Extender per...
La porta LAN è utilizzabile per la connessione di dispositivi Ethernet, trasformando il prodotto in un adattatore: Indicato per...
Esistono router che possono gestire direttamente la fibra ottica?
Se non volete essere costretti ad utilizzare il doppio router e non siete interessati alla parte di telefonia (che comunque deve essere gestita direttamente dal router in fibra ottica della TIM), potrete anche prendere in considerazione un modem router wi-fi che supporti il protocollo VDSL.
Un modello piuttosto affidabile e al tempo stesso dal costo ragionevole è il TP-Link Archer VR400, che supporta anche il protocollo 802.11ac, e ha prestazioni più che sufficienti per tutte le esigenze più comuni del collegamento a Internet.
Compatibile con connessioni DSL, fibra e con modem Ethernet
Wi-Fi veloce: esperienza wireless di ottimo livello con una connessione Wi-Fi Dual Band 300 Mbps (2.4GHz) + 867 Mbps (5GHz)
Copertura superiore: 3 antenne rimovibili creano connessioni wireless stabili e una copertura ottimale
Tecnologia Beamforming: migliora la copertura del wireless e le performance su banda 5GHz
Tuttavia, per avere un reale incremento rispetto alle prestazioni dell’apparato offerto in comodato d’uso dalla TIM, che sono già discrete nella sua configurazione standard, suggerisco di optare per il router Netgear D7800-100PES, compatibile con protocollo AC e dotato di più antenne direzionabili per estendere al massimo la copertura del segnale.
Modem WiFi DSL integrato compatibile sia con connessione ADSL che misto fibra-rame
QoS Dinamico per prioritizzare in modo automatico il segnale Wi-Fi in base alle applicazioni in esecuzione
Beamforming+ e connessione Gigabit sia cablate sia Wi-Fi per ottimizzare le performance dei dispositivi connessi
Funzione ReadyCloud per accedere al proprio storage da qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento
Conclusioni
Per concludere, quindi, ecco i punti da tenere presente per affiancare il modem fibra di TIM con un router di vostro gradimento:
il modem fibra TIM va mantenuto in funzione come modem per Internet e per gestire la telefonia
il wi-fi del modem fibra può essere disabilitato oppure mantenuto come connessione di emergenza
il router da voi scelto deve supportare il protocollo PPoE per l’accesso a Internet. Non deve disporre di un modem ADSL integrato (che comunque non sarebbe compatibile) né un modem VDSL2
Quanto al supporto nativo VDSL2 (che è il protocollo utilizzato dalla fibra ottica al posto dell’ADSL), sconsiglio vivamente di comprare un modem router wi-fi che supporti questo protocollo per essere impiegato al posto del modem fibra. La parte di gestione telefonica, infatti, comunque non sarebbe supportata.
Avete avuto un’idea migliore? Avete bisogno di un suggerimento? Commentate questo post…
Gli standard delle reti wi-fi si stanno lentamente evolvendo nel tempo, garantendo velocità di collegamento sempre più alte. Per essere universalmente diffusi, i nuovi standard devono essere approfati dal consorzio Wi-Fi Alliance, che da 17 anni sovrintende all’evoluzione del più popolare sistema di connessioni wireless al mondo. Gli standard via via approvati nel tempo sono stati il 802.11b (che per anni è stato l’unico standard di fatto), succeduto poi dagli standard 802.11g, 802.11n e, più recentemente, da 802.11ac.
Se la teorica velocità di 1300 Mbps promessi dal più recente standard 802.11ac vi sembra già molto, rimarrete a bocca aperta sapendo che il nuovo standard 802.11ax promette una velocità di collegamento di ben 10 Gbps, quasi 10 volte di più. Anche se le velocità effettivamente raggiunte dai vostri dispositivi attualmente raramente raggiungono il gigabit per secondo, ma si attestano nel migliore dei casi intorno ai 400 megabit per secondo, con il nuovo standard 802,11ax dovremmo raggiungere i 2 Gbps nella vita reale.I grandi costruttori sono da tempo al lavoro per migliorare le prestazioni delle reti wi-fi: Huawei, produttore leader per questo nuovo standard, in laboratorio ha già raggiunto la velocità di 10.53 Gbps, ma il nuovo standard 802.11ax promette di essere ancora più veloce e soprattutto diventerà uno standard per tutti i costruttori. Come funziona?
Cos’è il wi-fi 802.11ax?
Per comprendere meglio come funziona il nuovo 802.11ax bisogna fare un passo indietro e comprendere meglio come funziona l’attuale standard più veloce, il wi-fi 802.11ac. Quest’ultimo protocollo consente infatti di distribuire il segnale utilizzando fino a quattro flussi contemporaneamente (MIMO) aumentando così l’efficienza dello spettro di trasmissione e quindi anche la velocità effettiva di collegamento. Come lo standard 802.11n, il wi-fi 802.11ac funziona sulla banda 5 Ghz, notoriamente meno affollata di traffico e più ampia per avere un maggior numero di canali. Il nuovo standard 802.11ax permetterà di suddividere ogni singolo canale in diversi sottocanali, operanti ognuno ad una frequenza leggermente differente. Questa tecnica di ampliamento della banda è già conosciuta e impiegata con successo sulle reti mobili LTE e dovrebbe garantire, secondo Huawei, un aumento delle prestazioni teorico fino a 10 volte rispetto al precedente standard, ma più realisticamente di moltiplicare per quattro le prestazioni effettive delle connessioni.
Quanto sarà veloce effettivamente 802.11ax?
Considerata la complessità di funzionamento del nuovo standard è difficile ipotizzare il reale aumento prestazionale in condizioni reali, dove il segnale può incontrare ostacoli naturali e attenuarsi via via che aumenti la distanza dal router, ma l’obbiettivo finale è quello di garantire una velocità effettiva di 3.2 Gbps in condizioni ottimali (quindi in prossimità del router) per non scendere mai al di sotto di 1 Gbps quando la distanza dall’apparato aumenta.
Il raggio di azione e l’affidabilità della wi-fi 802.11ax
Non è ancora chiaro quanto sarà il raggio di azione dei futuri router 802.11ax e se saranno in grado di garantire la stessa copertura e affidabilità della più vecchia tecnologia 802.11ac. Certo è che Huawei è al lavoro per implementare alcune funzionalità di ottimizzazione della banda in grado di ridurre le interferenze e aumentare quindi il raggio di azione (interference coordination e intelligent spectrum allocation). Queste tecnologie, comunque, sono già presenti sui router wi-fi di ultima generazione, ma saranno ulteriormente perfezionate per migliorare i futuri router 802.11ax.
In ogni caso, è logico ipotizzare che la copertura del nuovo standard non sarà inferiore a quella garantita da 802.11ac e probabilmente sarà anche leggermente superiore. Un router wi-fi top di gamma di ultima generazione, come il Linksys WRT1900AC, che sfrutta già queste caratteristiche di miglioramento del segnale, ha infatti dimostrato nelle prove di avere un’eccellente raggio di azione e affidabilità.
Abbiamo bisogno di tutta questa velocità?
Il problema principale delle reti wi-fi non è tanto la velocità teorica, quanto invece il congestionamento delle frequenze e, più nello specifico, quanto i dispositivi connessi sono effettivamente in grado di sfruttare al meglio la banda messa a disposizione. Per questo il consorzio Wi-fi Alliance sta lavorando insieme ad Huawei per rilasciare sul mercato in grado di risolvere contemporaneamente anche i maggiori problemi di gestione dei canali e di affollamento delle frequenze.
Facendo due conti, il nuovo standard 802.11ax può garantire una velocità media di collegamento pari a 100 Mb/secondo che è molto di più ad esempio di quanto possa attualmente trasferire un hard disk o anche una memoria flash eMMC NAND, che viene impiegata su molti smartphone di ultima generazione. Cambia leggermente lo scenario se si utilizza, ad esempio, un disco SSD di ultima generazione, che forse può effettivamente trarre un vantaggio da questa ampiezza di banda.
Tuttavia considerare solo la capacità e velocità di memorizzazione di un dato sullo storage può essere riduttivo, perché non si considerano altri utilizzi di una rete wi-fi: ad esempio se vogliamo guardare un video in risoluzione 4K in streaming, avremo il massimo beneficio da una velocità di collegamento così alta. I grandi provider di contenuti, come Netflix, stanno lavorando per offrire nei prossimi anni anche lo streaming in 8K, per attrarre un numero sempre maggiori di utenti che effettivamente sembrano apprezzare l’elevatissima qualità dei video in alta risoluzione, sottraendo quindi pubblico ai più tradizionali servizi tramite satellite o digitale terrestre, certamente non in grado di gestire immagini a queste risoluzioni.
Il vero collo di bottiglia, però, non sarà la connessione wi-fi, bensì la banda di collegamento a Internet, la cui velocità non progredisce altrettanto rapidamente. Basti considerare il pauroso ritardo che l’Italia sta accumulando in questo senso, non investendo adeguatamente per migliorare la propria infrastruttura internet e rimanendo quindi indietro rispetto a molti paesi sviluppati.
Nel frattempo, però, la tecnologia wireless andrà avanti e vedremo le prime reti 802.11ax nel 2018: prima di questa data, però, un upgrade del vostro router allo standard 802.11ac è quanto mai necessario.
Se avete dimenticato la password della vostra rete wifi, ma il vostro dispositivo è in grado ancora di connettersi, è possibile recuperare la chiave di connessione. La procedura è molto differente sui vari sistemi operativi disponibili, per cui ho creato questa breve guida per ottenere immediatamente la password del wifi.
Recuperare la password del wifi su Windows
La procedura da seguire su Windows è piuttosto semplice ed è la stessa per Windows 7, Windows 8 e Windows 10. Per conoscere la password della rete a cui siete collegati, fate click con il pulsante destro del mouse sull’icona relativa alle connessioni wireless (in basso a destra):
Selezionate a questo punto “Apri Centro connessioni di rete e condivisioni”. Fate click sulla scritta accanto alla voce Connessioni che rappresenta la rete a cui siete connessi, così come mostrato nella figura:
Si aprirà una finestra che mostra lo stato del wifi, fate click sul pulsante “Proprietà wireless”:
Fate click su “Mostra password” e verrà visualizzata immediatamente la chiave di accesso alla rete wifi:
Se volete invece recuperare tutte le password di accesso alle reti wifi che utilizzate sul PC, anche se non siete connessi in quel momento a quella rete di cui volete conoscere la password, dovrete installare il tool freeware The Magical Jelly Bean Wi-Fi password revealer. Una volta installato (fate attenzione durante l’installazione e non installate anche i tool pubblicitari che propone il setup), otterrete questa schermata con tutte le informazioni necessarie:
Recuperare la password del wifi su Android
Su Android, per avere accesso alle password memorizzate sul dispositivo occorre avere a disposizione i diritti di root del dispositivo, altrimenti non sarà possibile ottenere questo genere di informazioni. Ricordo che il root di un dispositivo è una procedura tecnicamente possibile ma invalida la garanzia del produttore. Se avete invece già i diritti di amministratore sul vostro device Android, suggerisco di installare dal Google Play Store l’applicazione Wifi Password. Ne esistono anche numerose altre, che potrete vedere fra le app consigliate in alternativa a questa.
Recuperare la password del wifi su OSX
Per recuperare la password wifi sul vostro Mac dovrete utilizzare la utility di sistema Keychain (attivabile premendo CMD + SPACE e poi digitando Keychain). Fate click sulla voce System (o Sistema in italiano). Cercate nell’elenco a questo punto, il nome della vostra rete wifi-fi, così come mostrato nella figura:
Evidenziate la voce e premete il pulsante destro. Comparirà un menu con la voce “Copy Password to Clipboard” oppure “Copia Password negli appunti”. Vi verrà richiesto di inserire la password dell’utente di amministratore. A questo punto, la password del wifi sarà presente negli appunti del vostro Mac e potrete incollarla ad esempio sul blocco note o su Evernote per visualizzarla e memorizzarla.
Recuperare la password del wifi su iOS
Su iOS non è possibile al momento recuperare la password del wifi a meno che non si proceda al Jailbreak del dispositivo, procedura che sconsiglio.
Windows 10 è in distribuzione, gratuitamente, per tutti gli utenti di Windows 7 e 8 che abbiano acquistato regolarmente una licenza del sistema operativo o che abbiano acquistato un PC dotato di licenza abbinata (OEM). Il processo di aggiornamento avviene tramite Windows Update e prevede un upgrade automatico del sistema operativo in utilizzo. Ma come dobbiamo comportarci se vogliamo ripartire da zero e installare Windows 10? Recentemente Microsoft ha aggiornato la sua politica di distribuzione del sistema operativo e consente un’installazione completa di Windows 10, consentendo l’attivazione con gli stessi numeri di serie utilizzati per Windows 7 e Windows 8. Come comportarsi se non avete più a disposizione il product key del prodotto acquistato?
Se la licenza Windows è abbinata all’acquisto di un nuovo PC, spesso sulla parte inferiore del vostro laptop o sul case del vostro desktop è applicata un’etichetta riportante il product key utilizzato per quel dispositivo (COA = Certificate of authenticity). Vedrete anche un adesivo con ologramma che ne attesta l’autenticità. Ovviamente potrete utilizzare quel numero di serie esclusivamente su quel PC e non avrete la possibilità di attivare altri dispositivi.
Se avete acquistato una versione “retail” di Windows, i dati relativi alla licenza sono riportati con un adesivo dello stesso tipo presente sulla copertina dell’accordo di licenza.
Se non avete a disposizione nessuna di queste informazioni e il vostro PC sta eseguendo una copia validamente attivata di Windows (che ricordo non deve essere in versione Enterprise altrimenti non sarà possibile ottenere l’aggiornamento), esiste una piccola utility freeware denominata Magical Jelly Bean Key Finder, che vi consentirà di recuperare il product key perduto. Basta eseguire il tool e comparirà una schermata di questo tipo contenente tutti i prodotti di cui è possibile ottenere il serial number:
Con lo stesso prodotto (in versione freeware) potrete recuperare anche il product key di Microsoft Office.
Se siete alla ricerca anche dei serial number dei software installati sul vostro Mac, la stessa software house mette a disposizione un altro tool freeware denominato Mac Product Key Finder.
Nel precedente articolo ho cercato di spiegare quali possano essere le ragioni determinanti di acquistare un notebook professionale usato piuttosto che un notebook commerciale nuovo. In questa seconda parte, entrerò più nel dettaglio ed esaminerò più da vicino i criteri per scegliere al meglio il modello giusto per le vostre esigenze.
Il Dell Latititude E6520: un eccellente esempio di notebook professionale da acquistare usato
CPU
La scelta del tipo di CPU è determinante per due ragioni: prima di tutto per stabilire i modelli giusti su cui concentrare le proprie ricerche, in secondo luogo per capire il budget di cui dovremo disporre per ottenere un esemplare in buone condizioni. Infatti la generazione del processore determina anche l’età del notebook: tanto più evoluta sarà la CPU prescelta, tanto più recente dovrà essere l’esemplare da cercare. Nella scelta della CPU, però, occorre un minimo di ragionamento e riflettere sulle nostre effettive esigenze.
La vecchia generazione: Intel Core 2 Duo
Se l’utilizzo del nostro PC è prevalentemente legato ad attività di ufficio (navigazione internet, posta elettronica, produzione di documenti o presentazioni), non avremo bisogno di una CPU particolarmente veloce. Quello che risparmiamo nell’acquisto possiamo magari destinarlo ad altri aspetti del notebook usato (un monitor migliore o magari un disco SSD più veloce). In questo caso anche una CPU Intel Core 2 Duo, presente sulla maggior parte dei notebook prodotti fino al 2010 andrà benissimo. Il vantaggio, in questo caso, sarà di poter acquistare un notebook professionale usato a prezzi da saldo. Con meno di 250 Euro potremo infatti aggiudicarci un buon modello. La scelta di questa CPU condiziona però anche la possibilità di aumentare la RAM e soprattutto ci obbliga ad acquistare memorie RAM più costose (le SODIMM DDR2 ormai giunte a fine carriera e meno reperibili sul mercato). Se optiamo per un modello non più giovanissimo equipaggiato con questo tipo di CPU, meglio identificare un modello già equipaggiato in partenza con 4 Gb di RAM: aggiornare la RAM potrebbe essere costoso, meglio fare prima due conti.
Esaminiamo le migliori opzioni fra le CPU Core 2 Duo:
Per i laptop di grandi dimensioni (15 pollici o superiori) una buona scelta sono le CPU Core 2 Duo T7400 e T7500 (rispettivamente da 2,16 e da 2,20 Mhz). Si differenziano per la velocità del bus (667 Mhz per la T7400 e 800 Mhz per la T7500), oltre che per la leggera differenza di clock. Nel complesso offrono prestazioni molto simili e perfettamente adeguate per tutti gli utilizzi, anche intensivi, ma consentono una discreta autonomia essendo un buon compromesso fra performance e consumo della batteria. La loro grande diffusione garantisce una grande compatibilità anche per il futuro con le prossime edizioni dei sistemi operativi
Per i laptop di fascia media (in genere equipaggiati con display da 14”) una buona scelta sono le CPU Intel Core 2 Duo T7200 e T7300 (entrambe con una frequenza di 2 Ghz) ma con velocità del bus differente (667 Mhz la prima e 800 Mhz la seconda). Le prestazioni offerte sono oneste e ancora adeguate a tutti gli utilizzi più comuni. Il loro vantaggio è quello di offrire una buona resa della batteria grazie a consumi piuttosto equilibrati.
Per i portatili ultra leggeri una buona scelta sono le CPU Core 2 Duo L7400 e L7500 (aventi una frequenza da 1,50 e 1,60 Ghz), anche queste con una velocità del bus da 667 Mhz (la L7400) e da 800 Mhz la seconda. Le prestazioni sono appena sufficienti e garantiscono una resa discreta su Windows 7. Hanno però il notevole vantaggio di essere ottimizzate per i consumi e consentono quindi ai laptop equipaggiati con queste CPU di avere un’ottima autonomia.
Le nuove CPU Intel: Core i5 e Core i7
Scegliere un laptop con le più moderne CPU Intel Core i5 o Core i7 può comportare una spesa molto maggiore. Se le vostre esigenze professionali richiedono maggiore potenza di calcolo, oppure se semplicemente desiderate un notebook più aggiornato tecnologicamente, optate per questa generazione di CPU, mettendo in preventivo una spesa maggiore. Sui laptop professionali costruiti a partire dal 2010 è comune trovare prevalentemente modelli equipaggiati con Intel Core i5. A mio avviso, questo tipo di CPU rappresenta il miglior compromesso fra prestazioni e consumi, garantendo risultati eccellenti senza incidere troppo sull’autonomia del portatile. Le CPU Core i7 offrono prestazioni eccellenti, ma il loro vantaggio rispetto alle i5 spesso è circoscritto in particolari operazioni (soprattutto ad esempio conversione video, trattamento di immagini ad alta risoluzione, CAD, ecc.). Nell’utilizzo quotidiano il vantaggio prestazionale è poco avvertibile, mentre l’incidenza sui consumi è sensibile. Se non avete ragioni specifiche per farlo, optate tranquillamente per un processore Core i5, non ve ne pentirete.
E le Core i3? A mio avviso, non vale la pena rivolgersi ad un modello usato equipaggiato con questo tipo di CPU. Le prestazioni sono simili a quelle offerte dalle migliori CPU Core 2 Duo (di cui hanno preso il posto) ma distanti dalle Core i5. Il risparmio potrebbe non essere giustificabile, quindi scartatele nella vostra scelta.
Orientarsi però fra le varie sigle e generazioni di questo processore non è facilissimo. Esaminiamo le varie generazioni di CPU e relative sigle, valutandone pro e contro.
Le CPU Core i5 di prima generazione (Nehalem) sono contraddistinte dalla sigla i5-4xx e i5-5xx. Sono molto comuni le CPU Core i5-460M (2,53 Ghz che diventano 2,80 Ghz con l’opzione Turbo Boost) e le potente Core i5-560M (2,66 Ghz che diventano 3,20 Ghz con il Turbo Boost). Per orientarsi, basta ricordare che il numero da tre cifre che segue il trattino dopo la sigla i5 da un ordine di velocità e di prestazioni della CPU offerta. Tanto più è alto il valore, tanto maggiore sarà la frequenza di clock e la relativa accelerazione realizzabile in condizioni ottimali (il Turbo Boost). Le versioni realizzate per essere ottimizzate per i consumi riportano anche la sigla UM dopo il numero: si tratta di versioni di i5 con un clock più basso e generalmente impiegate sui subnotebook.
Le CPU Core i5 di seconda generazione (Sandy Bridge) sono caratterizzate dalla sigla i5-2xxx. Maggiore è il numero presente nelle tre cifre, maggiore sono le prestazioni forte dalla CPU. Sono molto diffuse le ottime i5-2520M e i5-2540M, equipaggiate anche sui Macbook Pro, che hanno un clock rispettivamente da 2,5 Ghz (3,1 Ghz con il Turbo Boost) e 2,6 Ghz (3,3 Ghz con il Turbo Boost). Rispetto alle CPU della prima generazione hanno prestazioni, a parità di clock, in media del 30% superiori. Inoltre sono equipaggiate di una scheda video integrata (la Intel HD 3000) che garantisce ottime prestazioni. I consumi sono validi e inferiori a quelli della generazione precedente. Allo stato attuale, queste due CPU sono la migliore scelta possibile per un laptop professionale usato.
Le CPU Core i5 di terza generazione (Ivy Bridge) sono quelle attualmente in uso anche sui laptop nuovi. Sono identificabili perché la loro sigla è i5-3xxx, con un numero a tre cifre che ne identifica una scala crescente di prestazioni. Il salto generazionale rispetto alla seconda serie è buono (nell’ordine del 10-15% di prestazioni in più a parità di frequenza), ma non così alto nell’utilizzo quotidiano (le differenze sono impercettibili). Ciò che è stato migliorato notevolmente è il consumo energetico, tavolta anche inferiore del 50% rispetto alle CPU di seconda generazione. Il loro costo alto e rende i laptop usati equipaggiati con queste CPU poco concorrenziali rispetto al nuovo: in media è possibile spuntare appena il 20-30% di prezzo in meno rispetto ai valori di mercato.
Le CPU Core i7 di prima generazione (Nehalem) sono caratterizzate dalla sigla i7-xxx seguita da una o due lettere successive che ne identificano le ulteriori caratteristiche architetturali. Tralascio il dettaglio delle sigle e suggerisco direttamente due CPU largamente diffuse: la i7-640M (con processore Dual Core) e la i7-740QM (con processore Quad Core). Le CPU i7 di questa generazione a due core hanno frequenze maggiori rispetto a quelle Quad Core, ma non fatevi trarre in inganno; le CPU Quad Core, infatti, hanno prestazioni analoghe alle Dual Core nelle applicazioni più comuni (che non sfruttano quindi tutti i core della CPU) ma offrono una notevole accelerazione se usate per la grafica, la virtualizzazione e tutte le applicazioni più intensive in grado di sfruttarne tutti i core. Le versioni Quad Core non hanno un chip video integrato e per questo sono equipaggiate in genere su sistemi Workstation concepiti per l’elaborazione grafica, il CAD, ecc. (ad esempio il Thinkpad W510): i consumi sono quindi nettamente peggiori, come anche il calore generato. Non sono quindi CPU adatte per un uso in mobilità del laptop.
Le CPU Core i7 di seconda generazione (Sandy Bridge) sono contraddistinte dalla sigla i7-2xxx e una lettera finale. Ottime CPU sono la i7-2620M e la i7-2640M che equipaggiano numerosi modelli top di gamma del 2011/2012: le prestazioni sono eccellenti e i consumi ragionevoli (anche se elevati per un laptop), anche se incidono notevolmente sul costo del laptop (che in media ha quotazioni del 20-30% superiori rispetto al corrispettivo modello basato su i5), oltre che essere meno diffuse e più difficili da reperire sui laptop usati.
Le CPU Core i7 di terza generazione (Ivy Bridge) rappresentano il top delle CPU utilizzabili sui laptop di questa fascia e sono equipaggiate su molti modelli high-end in produzione. Si caratterizzano per la sigla i7-3xxx seguita da una lettera. Il loro costo è elevato: se desiderate questa CPU vi consiglio di rivolgervi direttamente al nuovo, anche perché sono difficili da reperire sui modelli usati in commercio.
E le CPU AMD?
Su questa fascia di notebook è meno comune trovare modelli equipaggiati con CPU AMD. Nelle aziende, infatti, c’è una sorta di fidelizzazione verso Intel e molto frequentemente i parchi aziendali di PC e Notebook acquistati prevedono processori del marchio californiano, anche se non ci sono ragioni tecniche evidenti per preferire un modello di CPU o un altro. Esistono però degli indubbi vantaggi nello scegliere le CPU Intel se si intende sfruttare a pieno le caratteristiche avanzate di virtualizzazione offerte soprattutto dalle CPU di ultima generazione. Inoltre, molto spesso le configurazioni proposte non propongono prodotti di AMD di fascia alta, ma optano per CPU di fascia bassa soprattutto per contenere i costi. Poiché già optiamo per un laptop usato per contenere i costi, questo risparmio di acquisto iniziale potrebbe non riflettersi in una effettiva svalutazione maggiore del modello prescelto. In linea generale, il costo tende ad allinearsi ai modelli più economici della fascia Intel. Meglio quindi optare per un modello equipaggiato con CPU Intel.
Il display
Insieme alla CPU, le caratteristiche del display incidono fortemente sul valore residuo di un notebook usato professionale. La tentazione potrebbe essere quella di risparmiare il massimo possibile e trascurare questo elemento. Il mio consiglio, invece, è esattamente contrario: privilegiate un buon display rispetto ad una CPU più veloce. Uno schermo con buone caratteristiche darà valore alla vostra scelta e vi consentirà di tenere a lungo il vostro portatile senza avvertire l’esigenza di cambiarlo troppo presto.
Scegliere il display giusto per il proprio notebook usato è fondamentale per rendere durevole il proprio acquisto
I modelli professionali sono generalmente equipaggiati con display da 12”, da 13,3”, da 14” o da 15”. La scelta incide notevolmente sul peso, sulla maneggevolezza e sull’autonomia del modello prescelto. Se portate spesso il PC con voi, un modello da 14” garantisce un eccellente compromesso fra usabilità e trasportabilità.
Le dimensioni da 13,3” sono caratteristiche dei Macbook Pro di Apple e più rare sui modelli offerti da altri produttori: di gran lunga il Macbook da 13” è un compromesso praticamente perfetto fra peso e dimensioni e non a caso è il modello più venduto della gamma. I modelli equipaggiati con display più grande offrono sicuramente un maggior comfort di utilizzo, anche perché dispongono anche di una tastiera più ampia che può essere comoda se utilizzate molto il PC per scrivere testi. In ogni caso, questi modelli sono più candidati a rimanere in maniera più o meno stabile sulla vostra scrivania e risulteranno piuttosto scomodi e pesanti da essere portati con sé tutto il giorno. Anche l’autonomia potrebbe risultare inferiore, per via del maggior consumo richiesto dal monitor. Scartate in ogni caso i modelli con display da 17”: sono pensati per un utilizzo stanziale; riflettete in questo caso se non sia più opportuno acquistare un PC desktop o un PC All-in-one.
La risoluzione del video
Più che le dimensioni dello schermo, ciò che incide maggiormente sulla qualità complessiva del display è la risoluzione dello schermo. Fra lo standard HD (1366×768 pixel) e lo standard Full HD (1920×1080), molti produttori offrono risoluzioni intermedie che in genere migliorano lo standard HD da cui derivano: ad esempio su molti Thinkpad e Latitude troverete risoluzioni di 1440×900 o di 1600×900 pixel. La risoluzione HD, a mio parere, va scartata del tutto anche sui monitor da 14”: ormai è una configurazione datata, orientatevi piuttosto su monitor in grado di visualizzare almeno 1440 pixel di diagonale orizzontale. Per i monitor da 15” o superiori la risoluzione preferibile è quella Full HD, ovviamente, ma a mio giudizio anche una risoluzione di 1600 pixel di diagonale orizzontale sono più che sufficienti per un valido utilizzo professionale.
In ogni caso, per esperienza c’è una notevole variabilità di resa e di qualità fra monitor di vari costruttori a parità di caratteristiche: infatti non è raro imbattersi in monitor Full HD poco luminosi o molto sensibili all’inclinazione del pannello. Occorre quindi documentarsi preventivamente cercando recensioni apposite su quel particolare modello e quella configurazione video. Nella mia rassegna (che pubblicherò nel prossimo post), indicherò comunque le caratteristiche generali del monitor e la resa effettiva, ricavata da esperienza diretta o da recensioni specializzate.
In questo contesto, la scheda video ha un’importanza relativa, anche se non è impossibile imbattersi in un modello di notebook professionale equipaggiato con una GPU dedicata, che si attiva in condizioni particolari (ad esempio per il gaming o per applicazioni grafiche), privilegiando le prestazioni rispetto ai consumi. In ogni caso, soprattutto per i laptop equipaggiati con CPU della serie Core, la GPU integrata è più che sufficiente per tutti gli utilizzi.
La batteria
Acquistare un notebook usato comporta, spesso e volentieri, anche una sostituzione ravvicinata (o in molti casi immediata) della batteria. Prima di acquistare un modello, accertatevi che la batteria di ricambio sia facilmente reperibile e informatevi sui prezzi. Modelli di grande diffusione, in genere, consentono di acquistare batterie commerciali di qualità soddisfacente fra i 30 e i 50 Euro. Questo costo, cautelativamente, va sommato al prezzo di acquisto anche se il venditore ci rassicura sul buono stato della batteria.
La batteria è un componente soggetto ad usura: quando si acquista un notebook usato, occorre preventivarne la sostituzione
La tastiera
Ultimo elemento, non trascurabile, che si deve prendere in considerazione quando si acquista un notebook usato professionale è che spesso il layout della tastiera non è quello italiano. Infatti, molti notebook usati professionali sono acquistabili a prezzi vantaggiosi soprattutto in UK e in Germania (o in USA se le tasse di importazione ne rendono vantaggioso l’acquisto). Il layout della tastiera internazionale (o peggio quello tedesco) possono essere poco confortevoli per chi usa spesso il PC per produrre testi in italiano. La sostituzione della tastiera non è un’operazione molto complessa e può essere facilmente realizzata da soli (anche perché su Youtube è pieno di video tutorial che spiegano per ogni singolo modello tutti i passaggi necessari). Occorre però valutare se il pezzo di ricambio è facilmente reperibile e soprattutto se ha costi ragionevoli. Ad esempio, sui Dell Latitude la tastiera italiana è facilmente reperibile e costa poco, mentre è molto meno economica per i Thinkpad, soprattutto quelli di ultima generazione. Sui Macbook, poi, il costo spesso è proibitivo e renderebbe l’acquisto del notebook usato poco vantaggioso: tuttavia OSX prevede una scorciatoia molto utile per inserire le lettere accentate; tenendo premuta infatti la vocale corrispondente alla lettera accentata, compare un piccolo menu in overlay che mostra gli eventuali caratteri speciali, consentendovi di inserire il carattere richiesto premendo il numero associato. Esiste un’alternativa analoga per Windows con un piccolo tool a pagamento (Popchar) che consente di ottenere un risultato analogo. Se la vostra esigenza è quella di avere la tastiera italiana, valutate bene questo aspetto.
Hard Disk
Le dimensioni dell’hard disk sono un fattore molto personale e strettamente legato alle proprie esigenze. In genere, per un uso professionale un hard disk con 250 Gb di spazio è più che sufficiente per molte applicazioni. Con la diffusione poi massiccia di servizi di Cloud economici e affidabili, lo spazio locale del PC ha perso ultimamente molto di importanza.
In controtendenza, vi sembrerà assurdo, sconsiglio di acquistare un laptop usato con disco SSD: infatti, questa tecnologia, pur garantendo prestazioni eccellenti e di molto superiori rispetto agli hard disk tradizionali, ha una durata nel tempo limitata e legata al numero di scritture effettuate sul dispositivo. Impossibile quindi sapere a priori, acquistandone un hard disk SSD usato, quanta vita residua rimanga. Molto meglio quindi acquistare un modello con hard disk tradizionale, magari di buona capacità e preferibilmente con una velocità di rotazione di 7200 RPM, che potrete magari affiancare ad un nuovo hard disk SSD (che potete acquistare ormai a prezzi più che ragionevoli) sostituendo l’unità ottica del PC (se ovviamente possibile) con un media bay in grado di alloggiare un ulteriore hard disk. In tal caso avrete un disco di boot velocissimo, su cui installare anche le applicazioni, a cui affiancare un hard disk tradizionale per i dati che richiedono minore velocità di trasferimento (musica, documenti, video, ecc.).
Alcuni modelli, poi, dispongono anche di uno slot PCI-e che consente anche di disporre di un’ulteriore unità a disco aggiuntiva SSD.
Veloci e affidabili, gli hard disk SSD sono la scelta giusta per il proprio notebook: ma non vanno comprati usati, meglio rivolgersi al nuovo e installarli da soli
RAM
Il minimo sindacale ormai per i PC di nuova generazione è di 4 Gb. Al di sotto di questo valore, tutti i sistemi operativi di ultima generazione (Windows 7 e OSX compresi) soffriranno e non saranno in grado di offrire prestazioni adeguate. Il costo della RAM è piuttosto abbordabile, soprattutto per i laptop equipaggiati con SODIMM DDR3 (di ultima generazione), mentre è un po’ più costoso (e non sempre realizzabile) aggiornare i laptop più datati equipaggiati con RAM DDR2, mediamente più costose anche del doppio rispetto ai moduli di ultima generazione. Optate quindi per un modello facilmente aggiornabile o già dotato di almeno 4 Gb di RAM. In alcuni casi, i rivenditori offrono l’upgrade della RAM con un sovrapprezzo ragionevole se non intendete effettuare da soli questa operazione. In ogni caso, la sostituzione della RAM non è un’operazione difficile e, anche in questo caso, ben documentata da numerosi video su Youtube.
Le memorie SODIMM DDR2 stanno aumentando di prezzo, perché soppiantate dalle più recenti DDR3: prima di acquistare un notebook usato, valutate sempre il costo di upgrade della RAM.
Conclusioni
Chiariti i principali criteri di scelta, nel prossimo post cercherò di identificare i migliori modelli di notebook professionali usati suddividendoli per categorie. Ogni modello, infatti, ha peculiarità diverse, che occorre conoscere prima di orientarsi sull’acquisto.