Un tempo esistevano solo le chiavette USB: per anni, infatti, lo standard USB 2.0 è rimasto sostanzialmente immutato e fedele a se stesso. Un unico tipo di attacco per migliaia di periferiche diverse. Se si citava una porta USB, si era sicuri di riferirsi sempre e solo ad uno standard.

Cosa c’è di più rassicurante di un pendrive USB 2.0? Universale, compatto ed economico, è la soluzione adatta per memorizzare tanti dati da trasportare ovunque.

Oggi la situazione è molto diversa. Prima si è resa necessaria una miniaturizzazione del connettore USB introducendone una versione più piccola e compatta adatta per smartphone e tablet: lo standard microUSB è diventato quindi universale sui dispositivi portatili, introducendo tutta una serie di accessori specifici per questo connettore. Le prestazioni sono grosso modo simili a quelle offerte dal comune connettore USB 2.0 ma lo spazio richiesto è molto inferiore.

Un pendrive microUSB OTH (on the go) si collega direttamente allo smartphone per scaricare (o caricare) foto, musica e altro. Cosa c’è di più pratico?

Con il passare degli anni le discrete prestazioni dello standard USB 2.0 hanno cominciato a mostrare la corda, soprattutto grazie al progresso delle memoria a stato solido: le notevole velocità di trasferimento dei dati offerte dalle memorie di questo tipo di ultima generazione ha richiesto una rivisitazione dello standard originario (per un approfondimento sulle tecnologie delle memorie allo stato solido leggi il mio post dedicato ai dischi SSD). Si è passati quindi ad introdurre le nuove porte USB 3.0 e, in tempi recentissimi, anche le porte USB 3.1 (conosciute anche come USB Type A) ancora più performanti. Il vantaggio in termini prestazionali è evidente: le nuove periferiche possono beneficiare di un bus diverse volte più veloce dell’originario USB 2.0.

I nuovi pendrive USB 3.1 puntano alle prestazioni con velocità che ormai superano di gran lunga i 3 Gbps.

Infine, l’ultima declinazione dello standard USB è l’USB Type C, rimodulazione dell’originario USB 3.1 ma di dimensioni più contenute, che promette non solo prestazioni migliori ma anche maggiore versatilità sul fronte dell’alimentazione: infatti, non a caso, gli ultimi MacBook Pro utilizzano proprio un alimentatore basato su questo tipo di porta, ma anche smartphone top di gamma recentissimi e in uscita si baseranno USB-C.

Un pendrive USB Type C è una soluzione universale (e veloce) per dispositivi molto diversi fra di loro: laptop, PC e tablet, un solo tipo di porta.

Questa lunga introduzione era necessaria per capire che scegliere oggi un pendrive non è affatto semplice: a prescindere dalle diversità di forma (più compatti, più resistenti o pensati per ottenere le massime prestazioni), i Pendrive di oggi si suddividono in tante sottocategorie diverse, moltiplicando l’offerta del mercato rispetto ad un tempo.

Come orientarsi quindi fra i vari standard? Scegliere oggi un Pendrive basato sul bus USB 2.0 ha ancora senso in termini di universalità della compatibilità. Praticamente il 90% delle periferiche oggi in produzione si basa ancora su questo standard ed è una scelta ancora praticamente obbligata se si punta ad un dispositivo di memorizzazione utilizzabile ovunque. Pensate, ad esempio, ad alcune stampanti multifunzione o scanner o se dovete ad esempio connettervi a certi videoproiettori oppure se dovete usare una chiavetta USB in macchina: sono tutte porte ancora basate su USB 2.0.

Se però ci si aspetta prestazioni migliori, occorre rivolgersi al più moderno standard USB 3.0 (o 3.1), eventualmente optando per soluzioni basate su USB Type C se supportata dal proprio PC o Tablet o Smartphone. E’ un’esigenza sicuramente in crescita perché da un Pendrive oggi si può agevolmente far partire un sistema operativo completo (Linux o Windows 10 To go), oppure può essere un comodo archivio di applicazioni portatili che possono essere eseguite direttamente dal Pendrive: per ottenere prestazioni decenti occorre essere supportati da Pendrive sufficientemente veloci sia in lettura che in scrittura.

Avviare Windows da Pendrive è possibile: a condizione che il dispositivo sia sufficientemente veloce.

Altra considerazione da fare è il progressivo aumento della capacità messa a disposizione di una chiavetta USB: oggi si può dire che un pendrive da 16Gb sia praticamente la soluzione entry level, mentre sono largamente diffusi anche i tagli da 32 Gb e da 64 Gb che hanno ancora costi ragionevoli. Più costose sono i pendrive da 128Gb e anche da 256Gb (recentissimi) che riescono oggi praticamente ad offrire tanto spazio quanto quello offerto un tempo da un hard disk portatile da 2,5″.

256 Gb su un pendrive: oggi è possibile, ma ci si sta spingendo anche oltre fino a quasi 2 Tb.

Vi è poi una vasta scelta di periferiche OTG (On the go) direttamente collegabili ad uno smartphone o ad un tablet che consentono di scaricare (o caricare) agevolmente dati sui dispositivi mobili. Anche i dispositivi Apple dotati di connettore Lightning (la soluzione proprietaria di Apple per ricaricare e connettere i suoi iPad e iPhone) possono beneficiare di soluzioni di questo tipo per rendere più agevole lo scambio di dati fra PC e mondo mobile.

Non mancano anche soluzioni di compromesso: alcuni Pendrive offrono sia la porta USB 2.0 che la porta USB 3.0 per garantire la compatibilità fra i due mondi. Altri offrono sia la tradizionale porta USB 2.0 sia la porta microUSB per essere immediatamente utilizzabili sia sul PC (o Mac) sia sul proprio smartphone.

Sono sempre più diffusi i pendrive ibridi dotati di diverse porte di collegamento: un solo dispositivo per tanti bus diversi.

Infine, un capitolo del tutto a parte, ma non meno importante, è quello dedicato ai Pendrive con soluzioni dedicate alla sicurezza: che si tratti di cifrare in modo ragionevole i dati contenuti o di agire come “token” per autorizzare un accesso ad un sistema, il mercato mette a disposizione diversi prodotti interessanti e neanche troppo costosi.

Pendrive usati per la sicurezza o con crittografia forte dei dati: sono una soluzione sempre più diffusa per la sicurezza.

Insomma, esiste oggi un Pendrive praticamente per ogni esigenza, di ogni forma e per connettersi a qualsiasi tipo di dispositivo. E’ impossibile quindi rispondere immediatamente a questa domanda, senza prima prendere in considerazione le proprie esigenze. A tal fine ho predisposto questo piccolo schema per poterti aiutare rapidamente nella scelta:

Pendrive USB 2.0
Universali, economici e adatti per immagazzinare i dati.
Pendrive USB 3.0
Più veloci dei modelli USB 2.0 e quindi adatti ai nuovi PC e laptop con questo tipo di porta. Sono molto più veloci.
Pendrive USB 3.1 (Type A)
Nuova frontiera in termini di velocità e utilizzabili su computer di nuova generazione (non più vecchi di 2 anni), sono compatibili anche con lo standard USB 3.0.
Pendrive USB Type C
Evoluzione dei pendrive pensati per USB 3.1 sono utilizzabili su smartphone e su laptop di ultimissima generazione (come i MacBook Pro del 2016) o i recenti convertibili (come Surface Pro). Sono veloci, compatti e relativamente più costosi.
Pendrive OTG
Pendrive utilizzabili direttamente su uno smartphone o tablet grazie ad una porta microUSB o Apple Lightning.
Guida per principianti ai vari tipi di porte USB oggi esistenti sul mercato.
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